Ottava puntata

25 Nov

E siamo a otto, sempre insaziabili.

In questa puntata Gioele vi parlerà del caso Rappaz che sta tenendo banco in questi giorni e lo farà con le consuete opinioni degli studenti universitari qui a Friborgo.

Sandy vi recensisce il film “La città degli angeli”

Nella seconda parte vi diamo la soluzione dell’indovinello di settimana scorsa e ve ne proponiamo uno nuovo.

E poi irruzione in studio di Stefano e Filippo, rappresentanti delle associazioni studentesche UGA rispettivamente Lepontia.

In studio: Sandy e Edy

Pezzi musicali di questa puntata

“Join’em all” dei Mossow (http://www.myspace.com/mossowband)

“1,2,3..Scheisse” dei In the dead car (http://www.myspace.com/inthedeadcar)

“On her own” dei The Delpho (http://www.myspace.com/thedelpho)

Buon ascolto e buona settimana.

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Una Risposta to “Ottava puntata”

  1. Curzio novembre 28, 2010 a 11:07 am #

    Molto interessante, sopratutto la tematica sul caso Rappaz. Dal punto di vista giuridico le cose sono abbastanza chiare, semmai è sul discorso etico che si può discutere animatamente. Infatti i due principali beni giuridici che specificatamente vanno a collidere sono il principio di autodeterminazione del singolo ed il principio della salvaguardia di una vita umana (con la cornice della norma penale riguardante lo stato di necessità). Nel caso concreto si tratta di una persona che deve scontare una sentenza in un carcere, di conseguenza sottostà alla legge federale in materia, dove vi è l’OBBLIGO e la responsabilità, da parte dello Stato, di salvaguardare la sua vita e tutelarla da ogni possibile offesa. Di conseguenza anche contro la volontà di lasciarsi morire, portando quindi ad un autoalimentazione forzata. Per far chiarezza, questa soluzione giuridica non si applica invece al di fuori delle carceri, in quanto vige sempre il fondamentale principio di autodeterminazione, ma che in questo caso prevale non trovando applicazione lo “stato di necessità” da parte dello Stato, il quale non può violare l’espressa volontà dell’individuo nella disposizione del proprio diritto fondamentale (di autodeterminazione).
    Dal punto di vista personale trovo che sia intollerabile che una persona adotti simili trucchetti per cercare di allargare le maglie della giustizia. Se le sue richieste fossero accolte ci sarebbe un precedente giuridico che stimolerebbe altri a seguire l’esempio, cercando quindi di “tirare acqua al proprio mulino” richiedendo una diminuzione della pena su motivazioni del tutto estranee all’illecito commesso, facendo cadere lo stesso principio di uguaglianza dinnanzi alla legge.

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